Il modo in cui onoriamo i nostri cari sta vivendo una trasformazione profonda.
Se per secoli il cimitero è stato un luogo di separazione, caratterizzato dal grigio della pietra e da una solennità austera, oggi si fa strada una nuova concezione: il parco della memoria.
A Bologna, città che ospita uno dei complessi cimiteriali più belli d’Europa, questa evoluzione non è solo estetica, ma risponde a un bisogno spirituale di connessione con la natura e di pace interiore.
Il Cimitero Monumentale: la storia che si fa pietra
Non si può parlare di luoghi dell’anima a Bologna senza citare la Certosa.
Fondata nel 1801, è un esempio sublime di come il cimitero classico sia stato per secoli un museo a cielo aperto, dove la memoria veniva celebrata attraverso sculture maestose e architetture imponenti. Dal 2023, il complesso è entrato a far parte del sito seriale UNESCO “Portici di Bologna”, a conferma del suo valore storico-artistico.
Questi luoghi restano fondamentali per la nostra identità collettiva, ma con le nuove generazioni, le tendenze stanno cambiando: sempre più persone cercano un approccio più intimo e meno monumentale, preferendo il calore del paesaggio alla freddezza dei loculi tradizionali.
Dal grigio al verde: la nascita del parco della memoria
Il concetto di cimitero naturale (natural burial ground) nasce nei paesi anglosassoni — il primo fu il Carlisle Cemetery nel Regno Unito, inaugurato nel 1993 — e si sta gradualmente diffondendo in Europa. L’idea è trasformare il camposanto in uno spazio dove la vegetazione non è solo cornice, ma parte integrante del rito funebre: niente lapidi in marmo, ma alberi, prati fioriti e materiali biodegradabili.
In Italia, questa tendenza è ancora agli inizi. Non esistono veri e propri “cimiteri-bosco” come nel Nord Europa, ma diversi comuni stanno introducendo aree verdi dedicate all’interno dei cimiteri esistenti, pensate per la dispersione delle ceneri o per sepolture a basso impatto ambientale.
La cremazione e i giardini delle rimembranze in Emilia-Romagna
L’aumento della cremazione — che in Emilia-Romagna supera ormai il 70% delle scelte — ha accelerato questo cambiamento. La Legge Regionale 19/2004 disciplina la dispersione delle ceneri, consentendola in aree appositamente destinate all’interno dei cimiteri, in natura (montagna, mare, aree private) o nei cosiddetti “giardini delle rimembranze”.
A Bologna, il cimitero della Certosa dispone di un’area dedicata alla dispersione. Altri comuni della provincia stanno valutando o hanno già attivato spazi analoghi, rispondendo a una domanda crescente di alternative alla sepoltura tradizionale. Il ricordo non è più necessariamente legato a una lapide, ma può essere affidato a un elemento naturale: un prato, un roseto, un filare di alberi.
Luoghi d’incontro per la comunità
I cimiteri di nuova concezione — o le aree verdi al loro interno — non sono pensati solo per chi è in lutto. Sempre più progetti prevedono panchine, percorsi pedonali e zone di sosta che invitano alla frequentazione anche al di fuori delle ricorrenze. L’obiettivo è duplice: offrire un luogo di pace per tutti i cittadini e contribuire a normalizzare il rapporto con la morte, integrandola nel tessuto urbano anziché relegarla ai margini.
Questo approccio è in linea con una visione della morte più ciclica e meno definitiva, dove il confine tra spazio cimiteriale e parco pubblico si fa più sfumato.
Scegliere la dimora definitiva per sé o per un proprio caro è una decisione che merita tempo e informazione. Che si tratti della storica Certosa, di un giardino delle rimembranze o della dispersione in natura, Funerèl accompagna le famiglie della provincia di Bologna e Modena nella comprensione delle opzioni disponibili.
Conosciamo i regolamenti comunali, le procedure per la cremazione e la dispersione delle ceneri previste dalla normativa regionale, e siamo a disposizione per garantire il massimo rispetto delle volontà del defunto.
Per maggiori informazioni contattaci su info@funerel.it

